“LA PAROLA” o “LA POTENZA DI DIO”
(Come l’Uomo
interpreta le parole) – ol/tl 50/70 – Anno 1973
Ma vien di continuo svilita da quotidiano uso indecente.
C’è qualcuno che può metterlo in dubbio?
Qualcuno può negare questa che possiamo definire
una constatazione di fatto?
Le parole vengono prese a schiaffi in faccia,
e a calci nel culo, senza nessun riguardo
per la loro pregnanza di significato, valore, e senso.
Già l’uso che in discipline filosofiche e letterarie
se n’è fatto nel parlare retorico,
in contesti pur di più sana dialettica,
con la invenzione addirittura di una cosa
come la <diplomazia>,
diviene a mio personale avviso discutibile,
figurarsi quando le parole cessano del tutto
di avere una loro propria pregnanza,
e una loro dignità di pura
ed essenziale espressione comunicativa,
al fine di raggiungere uno scopo,
che non sia quello di conoscere con intento puro.
Anzi, senza alcuno scopo da raggiungere,
e nè un fine, senza il rischio di aprirsi al corrompere.
…………. continua ……………
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Nota:
AUT TACE AUT LOQUERE MELIORA SILENTIO!
(Salvator Rosa pictor , 1615 – 1673)
Parlando di Dialogo e Dialettica:
il dialogo migliore è quello da farsi in silenzio.
SILENTIUM!
E che se proprio si deve parlare,
che il parlare sia meglio del silenzio stesso.
Altrimenti ZITTI E… MOSCA!
Nel vuoto del silenzio, o nel silenzio del vuoto,
si coglie l’una parola – o VERBUM, LOGOS –
che unisce ogni diversità.
